Future Lab Day: a che punto siamo

Future Lab Day: a che punto siamo
mercoledì 30 settembre 2020


Una
serata di lancio, lo scorso 29 ottobre, che ha visto protagonisti più di 800 partecipanti, 14 workshop con attori turistici e territoriali, 923 questionari somministrati agli ospiti durante l’inverno, un questionario compilato da 193 giovani dell’altopiano e una pandemia globale: a 12 mesi esatti dal suo annuncio, il Dolomiti Paganella Future Lab ha presentato i primi risultati agli ospiti e alla popolazione nella giornata conclusiva del Mountain Future Festival.

Un’occasione per fare il punto della situazione e tracciare i prossimi passi, anche alla luce della nuova situazione mondiale causata dalla pandemia globale Covid-19. Erano presenti Giovanna Sainaghi (Direttore Italia Visit Flanders), Paolo Grigolli (Direttore SMTC – tsm | Trentino School of Management), Emil Spangerberg (CEO di Frame&Work) e Luca d’Angelo e Michele Viola, rispettivamente Direttore e Presidente della nostra APT.

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Visit Flanders: un viaggio nel futuro

‘Dare la parola agli altri significa perdere il controllo.’ Queste le parole con cui Giovanna Sainaghi ha iniziato il racconto dell’esperienza delle Fiandre (Belgio), che con il progetto Travel to Tomorrow ha ispirato il Future Lab. ‘È’ un progetto di cui, sulla carta, non c’era bisogno: tutti gli indicatori ‘classici’ (arrivi, presenze) erano in crescita. Ma la volontà era proprio quella di cambiare la mentalità prima che fosse troppo tardi: non cercare una crescita infinita fine a se stessa, ma capire quale potesse essere il rendimento sociale del turismo, anziché il rendimento finanziario”. Dopo un lavoro partecipativo durato diversi mesi il nuovo indicatore chiave è diventato la misura in cui una destinazione può prosperare e tutti coloro che sono coinvolti nel turismo possono trarne vantaggio.

Questa dichiarazione di intenti si è poi trasformata in un policy memorandum, approvato dal governo fiammingo, e nella scrittura di una nuova strategia di marketing, basata su un approccio metodologico ispirato ai principi Travel to Tomorrow e che va alla ricerca del tipo di turista che può portare valore alla nuova visione di turismo emersa dal progetto: il turismo come un’esperienza trasformativa, in grado di connettere persone che, attraverso il loro incontro, portano valore aggiunto alla comunità.

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Future Lab: i primi risultati

A Paolo Grigolli quindi il compito di riassumere i principali aspetti emersi dalla ricerca svolta in questi mesi. I risultati dettagliati saranno condivisi con l’intera popolazione nelle prossime settimane, attraverso un booklet che sarà consegnato ad ogni famiglia.

Questi alcuni degli aspetti più interessanti emersi dalle indagini:

  • Il cambiamento del ruolo dell’APT, da ente di promozione e attrazione a ente che si occupa di sviluppo del prodotto turistico (caso esemplare è lo sviluppo del prodotto bike) è riconosciuto e apprezzato dalla comunità, e questo ne ha legittimato il suo lavoro come ente promotore del Future Lab.
  • La qualità e i ritmi di vita sono troppo spesso sbilanciati a favore dei ritmi del turista. Questo impatta soprattutto la vita e le scelte delle nuove generazioni, che troppo spesso hanno visto la vita dei genitori ‘sacrificata’ ai ritmi super intensi che la stagione richiede. È necessario ripensare modelli organizzativi e di business.
  • Collegato, in parte, al punto precedente, è la questione dei servizi al cittadino e della mobilità, che vanno a ‘scomparire’ nel fuori stagione. La comunità non smette di esistere con la fine della stagione turistica, ma la possibilità di prendere un mezzo pubblico per spostarsi da un paese all’altro o addirittura di poter uscire a mangiare una pizza spesso vengono a mancare con l’arrivo dell’autunno e della primavera.
  • Dal punto di vista dei turisti, preoccupa il cambiamento climatico, soprattutto per quanto riguarda il futuro dell’attività sciistica. La comunità però guarda a tutto ciò non solo come una sfida, ma anche come un’opportunità.

Infine Paolo Grigolli ha evidenziato come le opportunità e le sfide di una nuova residenzialità legata al cambiamento climatico (tema che Luca Mercalli aveva approfondito nel suo intervento alla prima edizione del Mountain Future Festival) potrebbero essere accelerate proprio dal Covid-19, che in pochissimo tempo ha portato la realtà dello smart working (e quindi la possibilità di non dover vivere per forza nelle grandi città per poter svolgere il proprio lavoro) nelle vite di moltissimi italiani. 

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Speranze di futuro

Dopo il lavoro di questi mesi, che Emil Spangenberg ha definito “un’importante e lunga conversazione dell’intera comunità su come dovrebbe essere la vita”, e che ha prodotto una serie di informazioni che già per il fatto di esistere hanno valore intrinseco, è quindi ora di procedere alla fase successiva.

Dopo il lavoro da detective che è stato fatto studiano tutti i dati raccolti (lavoro che comunque non si ferma: in questi giorni si stanno svolgendo l’indagine sui turisti estivi e un evento dedicato alle generazioni più giovani), il team di lavoro ha immaginato quattro dichiarazioni di futuro sperato, quattro scenari per immaginare che aspetto potrebbe avere il futuro.

Queste dichiarazioni potranno poi essere tradotte in azioni, che si tratti di problemi da risolvere o progetti da iniziare, piccoli o grandi che siano. L’ambizione è di poter assistere, nei prossimi dieci anni, a una leadership unita e responsabile, composta dall’intera comunità, impegnata nel perseguimento di questa visione.

Era impossibile per il Dolomiti Paganella Future Lab prevedere la crisi legata al Covid-19, ma forse questo ha reso il progetto ancora più lungimirante. È il momento per prendersi del tempo e riflettere: che tipo di turismo vogliamo? E quale vita?

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