I nuovi turisti: il valore dell'esperienza

I nuovi turisti: il valore dell'esperienza
giovedì 16 aprile 2020


Il successo di un’industria turistica non si basa solo sull’aggiornamento dei fattori ambientali e tecnologici, come abbiamo già visto negli articoli precedenti, ma si evidenzia anche nella sua capacità di adattarsi al cambio di comportamento e consumo dei visitatori.

La consapevolezza da parte degli individui rispetto al loro ruolo nella società è sicuramente aumentata rispetto ai decenni passati, rendendo le persone volenterose di partecipare, anziché meramente assistere, alla vacanza. Come tutti coloro che lavorano nel settore ben sanno, l’avvento di Internet ha, da una parte, trasformato il modo in cui si effettuano prenotazioni e recensioni. Il turista diventa egli stesso creatore della notizia attraverso il racconto della sua esperienza online creando un passaparola digitale. Dall’altra, Internet ha permesso l’accesso a un sempre maggior numero di informazioni, tra cui il valore economico di un determinato servizio contro il suo effettivo prezzo a fronte degli extra offerti (Buhalis 2000).

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Money rich / time poor

Diversi studi evidenziano che, sempre di più, si entrerà in un contesto in cui una porzione crescente della popolazione si troverà in una possibile ed elevata capacità di spesa, ma limitata fruizione di tempo che, nell’eventualità della scelta di una vacanza, implica che i turisti daranno molto più valore al tempo speso in vacanza e non lo sprecheranno in attività non gradite

La forte era dell’individualismo

Proprio per i motivi elencati sopra, sempre più oggi i consumatori richiedono la possibilità di personalizzare i prodotti e i servizi, oltre che le esperienze che acquistano per soddisfare i loro personali bisogni specifici. Così, dall’economia dei servizi siamo passati all’experience economy, che non offre esperienze uguali, generalizzate e replicabili, bensì uniche, fatte ad hoc per intrattenere quel cliente. Come indicato in un’analisi di The Harris Poll, il 78% dei Millennials preferisce spendere i propri soldi in esperienze e scoprire dietro ad ogni pasto la storia di ciò che mangia e beve.

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Al pacchetto vacanza già predisposto, i nuovi turisti, chiamati “experimental” travellers (Cohen, 2010) cercano le esperienze autentiche come vera chiave della loro vacanza, cercando di prenderne parte come attori, piuttosto che come spettatori.

Il risultato è la presenza di ospiti sempre più critici e meno abituali che caricano la vacanza di un valore più significativo a livello personale, abbandonando la continua ricerca del low cost.

Attività di scoperta, studio o approccio a tematiche intime della destinazione diventano allora essenziali per l’inclusione nella quotidianità del luogo che si visita. Tenendo presente che è molto spesso difficile offrire esperienze personalizzate al 100% (soprattutto basandosi sulle stesse risorse), si può giocare invece sulla possibilità di aggiungere servizi opzionali flessibili che sposano al meglio le esigenze dell’ospite.

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Anche secondo quanto già avevamo spiegato in un workshop dedicato a chi offre le Top Experience sul nostro territorio, ci sono alcune linee guida da seguire per rendere unica l’esperienza: su tutte, la competenza dell’host è fondamentale per garantire un accesso privilegiato a determinati luoghi, sia visivamente che culturalmente. La proposta deve essere coinvolgente, rimanendo comunque intima e curata in ogni minimo dettaglio.

Se poi queste attività aiutano ad aumentare la lontananza dalle apparecchiature elettroniche per diminuirne la dipendenza, siamo davanti al fenomeno che oggi si chiama Digital Detox. La maggior pressione sul tempo e il crescente livello di stress medio dell’intera popolazione stanno portando alla concezione di vacanza come rifugio, per scappare dalla vita di tutti i giorni.

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I nuovi turisti tipo: il caso della Nuova Zelanda

È all’interno dell’analisi dettagliata di questo nuovo turismo che la Nuova Zelanda ha cercato di identificare alcuni specifici profili dei visitatori. Facendo riferimento ai dati generici e ad alcune statistiche, ne è seguita una lettura che offre una completa overview dei 6 principali mercati del turismo Neo Zelandese.

Ecco allora Melissa, statunitense e Lauren, australiana, entrambe di 37 anni. La prima è sposata con un figlio, direttrice esecutiva che sceglie di trascorrere 12 giorni in Nuova Zelanda. Ama le passeggiate e preferisce attività individuali più che di gruppo. Il suo amore per la natura l’ha portata a scegliere la Nuova Zelanda come destinazione e desidera visitare il posto avvicinandosi il più possibile a come fanno i locals. La seconda è sposata e sceglie una vacanza più breve di 9 giorni con il suo partner alla ricerca dell’avventura e dell’adrenalina proprio tramite le esperienze, immancabili nella vacanza del nuovo turista di oggi.

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Seguendo la stessa filosofia della Nuova Zelanda, anche Pinterest
, un social network creato per ispirare visivamente attraverso contenuti di diverso tipo (hand-made, ricette, lavoretti, viaggi) ha identificato 5 tipologie di turisti per raggrupparli in categorie: passiamo dal vacanziere di gruppo all’amante dell’avventura al buongustaio accanito. L’importanza di categorizzare i nostri Ospiti si evidenzia nella possibilità di capire le loro esigenze e soddisfarle al meglio per rendere indimenticabile la loro vacanza.

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BIBLIOGRAFIA

Buhalis, D., (2000) Marketing the competitive destination of the future. Tourism Management, Vol.21(1), pp.97-116

Cohen, S. (2010) Re-conceptualising lifestyle travellers: contemporary 'drifters'. In K. Hannam & A. Diekmann (eds.), Beyond Backpacker Tourism: Mobilities and Experiences (pp. 64-84) 

Yeoman I., Durie A.,  McMahon-Beattie U. & Palmer, A (2005) Capturing the essence of a brand from its history: The case of Scottish tourism marketing

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