Turismo in equilibrio: la sostenibilità ambientale

Turismo in equilibrio: la sostenibilità ambientale
mercoledì 1 aprile 2020


All’interno del Future Lab abbiamo deciso di parlare di turismo in equilibrio per non limitare la discussione alla sola sostenibilità ambientale, la quale tuttavia rimane uno degli aspetti fondamentali su cui riflettere. Essa è infatti un tema imprescindibile per il nostro territorio, dove la salvaguardia del patrimonio ambientale è fondamentale non solo per l’offerta turistica, ma soprattutto per il nostro stile di vita e la nostra identità.

Come può il turismo essere sostenibile? Questa domanda non ha una risposta semplice e diretta. Possiamo però guardare a come diverse destinazioni hanno interpretato la sfida e hanno attivato diverse iniziative per lottare a favore di un futuro globalmente sostenibile.

Alla base di qualsiasi ragionamento deve esserci la convinzione che adottare un atteggiamento sostenibile è la scelta migliore per il nostro futuro e non solo una strategia di marketing. Proclamare presunti comportamenti sostenibili solo per acquisire una reputazione ‘verde’ ed ecologica spendibile sul mercato senza che vi corrispondano effettive politiche e azioni (il cosiddetto greenwashing) porterebbe a pochi risultati, se non alla perdita di fiducia da parte dei nostri attuali e futuri visitatori e alla possibilità di mettere a rischio le risorse ambientali del nostro territorio.

Una politica per la sostenibilità efficace è una politica che, come primo passo, riunisce tutta la comunità attorno a una visione a lungo termine ed esplicita questa visione in una serie di promesse e impegni. A questo deve seguire l’effettiva realizzazione degli impegni presi, partendo dalle piccole azioni fino a una vera e propria evoluzione della destinazione stessa. Una politica sostenibile può poi essere considerata realmente efficace nel momento in cui i suoi risultati sono sistematicamente misurati e valutati per prevedere tutti gli aggiustamenti necessari, in quello che deve essere un continuo processo di miglioramento.

Abbiamo già visto, in un precedente articolo, come destinazioni quali le Isole Faroe e i Paesi Bassi hanno già individuato la sostenibilità quale caposaldo della loro strategia turistica. Come loro, ci sono altri esempi che ci possono ispirare. Vediamone alcuni.


#1 Bambini di Palau, prometto, come vostro ospite, di preservare e proteggere la vostra isola

Palau è una piccola isola nell’Oceano Pacifico: abitata da 20000 persone, ogni anno è visitata da circa 160000 turisti. Preoccupato dall’impatto che così tanti turisti possono avere sulla barriera corallina, sulle specie protette e sulla produzione di rifiuti, il Governo palauano nel 2017 ha deciso di cambiare la politica migratoria, rendendo obbligatoria per tutti i visitatori la sottoscrizione di un eco-pledge (letteralmente impegno, promessa) al momento dell’ingresso nel Paese. Lo stampo del timbro sul passaporto è stato modificato, trasformato nel pledge (tradotto anche in diverse lingue) che il visitatore firma al suo arrivo nello Stato

Come racconta Laura Clarke, co-fondatrice del progetto, la firma di un documento ufficiale influenza a livello psicologico il turista, che in questo modo è più consapevole del suo impatto ambientale durante la vacanza.


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#2 Un piccolo tag, un grosso problema

Il geotagging è una funzionalità di Instagram che permette di inserire un riferimento geografico alle immagini che vengono condivise sul social network. È una funzione molto usata, ad esempio, dai travel blogger, per mostrare con esattezza ai propri follower i luoghi che visitano. Questo ha però provocato, negli ultimi anni, una crescita esponenziale in alcune destinazioni di turisti ‘mordi e fuggi’ che hanno il solo obiettivo di ricreare la foto vista sul loro feed. Tutto ciò crea numerosi problemi logistici e impatta negativamente sull’ambiente, come nel caso di Horshoe Bend e di Trolltunga, oltre a influire in maniera estremamente negativa sulla vita quotidiana dei residenti, come nel caso della cittadina austriaca di Hallstatt.

Proprio per questi stessi motivi alcune destinazioni, come Jacskon Hole (Wyoming) e Aspen (Colorado), hanno invitato i loro visitatori a rispettare un ‘geotagging pledge’: per preservare la natura e incentivare le persone a esplorare l’intero territorio, i visitatori sono invitati a utilizzare un geotag generico, piuttosto che un geotag specifico del singolo lago o del singolo punto panoramico. Tradotto per la nostra destinazione, equivarrebbe a un invito a utilizzare il solo Dolomiti Paganella, senza specificare se si tratti di Cima Paganella, del Rifugio La Montanara o del Sentiero Acqua e Faggi.


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#3 Esplora il Parco

Banff & Lake Louise è un Parco Nazionale canadese. Lake Louise è uno dei laghi più visitati al mondo e la destinazione riceve 4 milioni di visitatori all’anno, più della metà dei quali concentrati tra i mesi di giugno e settembre. Questo ovviamente influisce negativamente sull’ecosistema naturale, un impatto reso ancora più negativo dal fatto che le persone raggiungono il Parco in macchina e tendono a rimanere in macchina quando esplorano l’area, concentrandosi molto spesso tutti nelle stesse, poche, zone. Oltre all’ambiente, anche l’esperienza del visitatore ne è negativamente impattata. La DMO ha quindi implementato una strategia che, in primo luogo, punta sul potenziamento del sistema di trasporto pubblico, in concomitanza con una campagna che incentiva le persone ad esplorare il Parco a piedi o comunque senza ausilio dell’auto: immergersi nella natura rende l’esperienza più memorabile.


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#4 Pensa sostenibilmente

A giugno 2019 la città di Helsinki ha lanciato l’iniziativa ‘Think Sustainably’, con lo scopo di rendere i diversi operatori più accessibili e più visibili ai residenti e ai visitatori della città. Esperti di sostenibilità e gruppi locali hanno individuato per ristoranti, negozi e strutture ricettive una serie di criteri di sostenibilità: chi dimostra di rispettarli viene indicato sul sito My Helsinki con una linguetta verde. In questo modo i consumatori possono prendere decisioni più informate, mentre le aziende vengono messe nella condizione di essere più responsabili ed ecologiche, andando ad identificare dove possono migliorare. Leggi i criteri.

I criteri sono soggetti a modifica, poiché l’iniziativa è pensata come un processo continuo, costantemente rivalutato e riesaminato per portare a risultati sempre migliori. “A un certo punto il modo nuovo di fare le cose diventa il modo normale di fare le cose,” spiega Satu Lähteenoja, esperta di sviluppo sostenibile presso Demos Helsinki.

Come abbiamo visto, non c’è un unico modo per disegnare un futuro sostenibile e la sostenibilità può essere declinata in modi diversissimi tra loro. Il primo passo è capire se la sostenibilità è un valore importante per la nostra comunità e, se decideremo che lo è, cogliere l’opportunità del Dolomiti Future Lab per declinare la nostra politica sostenibile per il futuro.

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